Una forma non manifesta

Ancor prima di essere a casa sapevo già che aria tirasse.

Mi bastava uno sguardo, dapprima attento ai ciottoli insidiosi nelle giornate di pioggia o perfetti da calciare in quelle di sole, rapito da mille lumache raminghe nelle prime o dai papaveri rossi, aperti al calore nelle altre. Era una consuetudine, un gioco, una scommessa col mio cuore.

Superavo il ponticello, costeggiavo l’armaceri che frenavano l’impeto delle colline morbide e là, subito a destra, si estendeva quello che mio padre chiamava “il tesoro dei pirati”. La terra, la nostra terra, verde o bionda per capriccio stagionale. E lì scommettevo sei giorni su sette.

Alzavo lo sguardo verso casa, incastonata come un rubino al centro del verde o del biondo, e lo puntavo sulla “zona del vento”. Almeno quattro volte su sei potevo ammirare i pali inchinati l’un l’altro, fratelli nello sforzo di reggere i fili, attorno ai quali lenzuola e camicie e calzoni e straccetti tenevano per sé i colori e regalavano l’umido al vento. Così vincevo la mia scommessa.

Mia madre faceva il bucato, quando era felice…