Il salotto degli intellettuali bizzarri

Se Miss Ribston avesse potuto prevedere che cosa le sarebbe accaduto, probabilmente non avrebbe mai varcato quella soglia.

Questa storia ha inizio in un’epoca non ben definita; una sorta di limbo in cui il tempo non si capisce se si è fermato, se ha accelerato o se, in semplicità, ha deciso di andare in vacanza e per questo non gliene frega troppo di contare nel modo giusto i giorni, i mesi e men che meno gli anni, che in vero dovrebbe far scorrere. Un ritaglio di un’epoca che non esiste più, o forse è sopravvissuta in altri termini… insomma, qualcosa che non è definito a priori.

Stesso discorso ha valenza per il luogo in cui si svolgono gli eventi, che potrebbe essere una metropoli che non lo è ancora diventata, oppure una cittadina di provincia con delle belle case con i tetti di tegole rosse e i muri dipinti di un tenue ocra, che fa rilucere le pareti come uno specchio di sole al tramonto. Sì, ci sono delle case e anche degli alberi. Il verde avvolge piano le costruzioni, o forse sono le architetture che si sono insinuate nella natura; forse sono loro che ne hanno chiesto l’abbraccio.

Comunque, di tutto ciò non importa a nessuno, perché in fin dei conti, se il tempo è strafottente e l’ambiente è del tutto ordinario, non fa molta differenza rispetto a tutto quello che, invece, è accaduto all’interno di un salotto davvero particolare, che si trova in quella città del tutto ordinaria senza tempo, in una casa che, senza esso, sarebbe del tutto priva di significato.

Ebbene, questa storia ha inizio nel momento in cui Miss Ribston sta per entrare per la prima volta in quel salotto; proprio quando quella giovane donna sta salendo lenta le scale che portano a un anonimo ingresso con una porta arancione. Perché arancione non è dato di saperlo: è brutta quanto basta, e quella mano di pittura sul legno levigato sembra conferirle un aspetto ancora più aborrente.

Eppure Miss Ribston si avvicina lo stesso: ha deciso che entrerà, che percorrerà l’atrio scortata da un maggiordomo vestito da prete che quando parla non si capisce niente. Arriverà davanti a una porta che forse è perfino più brutta di quella dell’ingresso della casa, quindi il domestico gliela aprirà biascicando suoni sconnessi e lei, dopo aver annuito, tuttavia senza aver capito nulla, procederà oltre.

Ecco, questo è l’inizio della storia: una giovane donna che entra in un salotto e che, se avesse potuto prevedere che cosa ne sarebbe venuto dopo, forse non l’avrebbe mai fatto.