Quella storia del punk e delle femmine

Le dico di togliere i piedi da lì. È tipo la centocinquantesima volta che lo faccio. Lei scioglie il nodo delle caviglie e lo riallaccia nel verso opposto.  La curva che si allunga dalle dita al ginocchio ricalca preciso uguale il profilo dello Yosemite che scorre dietro al vuoto del finestrino. Sembra uno di quei giochini idioti che si regalano ai bambini. Quelli con cartoncino e foglio trasparente da sovrapporre così poi cambia il disegno. Qui invece, tutto combacia.

Dovrei ripeterlo. Magari usando un tono deciso. Dio. Non si è mai visto al mondo un uomo a cui non danno fastidio i piedi sul cruscotto. Almeno credo.

“Ma davvero dobbiamo ascoltare questa lagna fino a Reno?”

“I Sonic Youth una lagna? Cazzo. È proprio vera la storia sul punk e le femmine.”

Ceryl si gira molto lentamente. Ci conosciamo da quando siamo nati. Lo so che se fa così è incazzata nera. Ma resta calma. Quindi da fuori sembra tutto ok anche se non lo è per niente.

Mastica un chewing gum a bocca aperta. Vedo lo spazio tra gli incisivi che le rovina il sorriso. Unisce le labbra e fa una bolla enorme, ci soffia dentro finché quella non le esplode in faccia. Poi muove una mano sulla manopola dello stereo e cambia frequenza.

Proteste silenziose. Rivoluzioni.

Non ci credo che la sto portando a Reno. Proprio io. Da quel coglione di Taddy Hackins. Non saprebbe distinguere Ceryl da mia nonna. Ma lei adesso ne è innamorata. Adesso è il turno di Taddy Hackins. Il coglione.

Le cime dei pini del Lago Tahoe si fanno più vicine. Ceryl si agita. Finalmente leva i piedi dal cruscotto. Ci sono le sue impronte sulla plastica grigia.

“Dobbiamo assolutamente entrare in acqua.”

“Sarà congelata.”

“Sei una cazzo di lagna Dean. Proprio come i Sonic Youth del cazzo.”

 

Lasciamo le scarpe sulla sabbia. Le mie adidas sono esattamente la custodia delle ballerine di Ceryl. Mi fanno tenerezza, messe così, vicine.

“Dean corri!”

Ceryl saltella nell’acqua color smeraldo. Intorno il silenzio è totale. Roba da film horror. Si piega a schiaffeggiare la superficie gelata, minuscoli cristalli si sollevano in aria e risplendono al sole.

Allunga una mano verso di me. Ha le unghie lunghe, dipinte di rosso scuro. Il colore è rovinato. Ogni volta che le guardo penso al sangue. Poi alle sue mani di bambina. Rotonde.

Gliel’afferro. Lei mi tira e finiamo uno contro l’altro.

Quando è divertita mi tocca. A volte è un abbraccio. Altre una spinta. Ma non conta, perché adesso è innamorata.

Adesso è il turno di Taddy Hackins. Il coglione.